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I capricci dei bambini, come affrontarli

Quando i bambini hanno pochi mesi, solitamente piangono per “bisogni primari”: hanno fame, hanno sonno, sono sporchi, vogliono le coccoline.

Più il tempo passa e più diventano consapevoli che il pianto serve per tiranneggiare i genitori, allora si appropiano di questa arma vincente e la fanno diventare un’arma perfetta. Questa consapevolezza avviene solitamente verso i due anni, ormai chiamati i “terrible two” e da lì, non se ne esce più.
I bambini vogliono opporsi alle nostre disposizioni, ai nostri insegnamenti, alle nostre regole e cosa fanno? Piangono. Ma non in modo normale, non nel modo che ci allarga il cuore e ci fa venire voglia di abbracciarli, no, è un pianto isterico, disperato, urlato al mondo e noi andiamo in iperventilazione. Già, perchè gli adulti di oggi difficilmente riescono a gestire i capricci dei bambini, restano spiazzati di fronte a questi atteggiamenti esagerati, anche perchè i piccoli affinano le armi ogni volta e vincono per esasperazione, per sfinimento.
Il modo migliore per affrontare i capricci è restare fermi sulla decisione presa, non farsi convincere, non cedere alla provocazione, non arrendersi, non sventolare bandiera bianca, mai farlo, la prossima volta, sappiatelo, sarà peggio.
E’ vero anche, che se il bimbo fa i capricci è un segnale che ci vuole mandare, vuol farci capire qualcosa, sta a noi capire cosa e poi agire di conseguenza. Mai essere impulsivi, mai affrettati, domandatevi sempre: ha fame? Ha sonno? Lo sto trascurando? E’ successo qualcosa di cui non mi sono accorta? Se la risposta a queste domande è no, state sereni e fermi, tenete testa al piccolo tiranno.
La maggior parte delle volte in cui i bambini ci dichiarano guerra è per motivi futili, sta a noi capire quando è il caso di soprassedere e quando invece è meglio non cedere, per non creare dei precedenti a cui poi difficilmente si riesce a risolvere.
Miciomao non è un bimbo molto capriccioso, ma quando ci si mette, non scherza per niente, ti porta allo sfinimento, all’esasperazione. Se ritengo sia il caso, dico si subito, altrimenti è no, difficilmente mi lascio convincere dai suoi capricci. E’ un 5enne che vuole spiegazioni, non puoi limitarti al no ed è finita lì, vuole capire perchè è no, cerca di controbattere, fa già le sue piccole battaglie, ha già i suoi modi di pensare, che non fanno una piega, sono sensati. Mi piace il suo modo di pensare, anche se a volte mi mette in difficoltà, ed ha solo 5 anni e poco più, quando ne avrà di più, cosa farò? Ci penserò a tempo debito.
Un giorno alla volta è il mio motto.
Con questo post partecipo al Blog Tank di Donna Moderna Bambino

Quando togliere il ciuccio al nostro bambino

Oggi stavo facendo il giro dei miei blog preferiti,  leggo il post di Mamma Studia,  parla del rapporto col ciuccio del suo Dede.
Alla fine del post pone una domanda:
COME E QUANDO AVETE TOLTO IL CIUCCIO AI VOSTRI PICCOLI?? COSA AVETE RACCONTATO LORO??
Ecco allora il mio post….
Il mio primo figlio non ha mai voluto il ciuccio, mai. A volte avrei voluto che lo prendesse, per trovare un po’ di consolazione, per farsì che smettesse di piangere, invece nulla.
Il secondo figlio invece era un ciuccione, ma lo prendeva solo per addormentarsi.
A causa di una malattia molto seria, sono stata ricoverata per 4 giorni e poi x delle cure x altri 14, il bimbo era affidato alla suocera e lei ogni tre x due, gli metteva in bocca il ciuccio. Quando sono rientrata Miciomao aveva il ciuccio tutto il giorno e guai a torglierlo, lo cercava in continuazione. Come non capirlo? Ero sparita di punto in bianco, lui aveva solo due anni, si consolava come poteva.
Dopo un annetto, mentre lavavo i dentini a Miciomao, ho notato che le due arcate dentarie non combaciavano più, i denti sopra erano sporgenti e lì ci siamo allarmati, io e maritino.

Prima abbiamo cominciato ad assottigliare il ciuccio, ogni giorno ne tagliavamo un pezzetto, ma non funzionava, lo voleva lo stesso, lo cercava e lo ciucciava in qualunque modo, allora ne abbiamo pensata un’altra.
Miciomao aveva tre o quattro ciucci, tutti diversi, li perdeva in continuazione, li abbandonava ovunque e ogni volta era un vero problema trovarli, quindi abbiamo deciso di lasciargliene solo uno, avvisandolo, se lo perdeva, restava senza, basta ciuccio.
Tempo un giorno, lo perde, lo cerchiamo, nulla, introvabile.
La prima sera piange un po’, ma avendolo perso lui, pian piano si rassegna.
La seconda sera piange un po’ di meno.
La terza sera dice dispiaciuto. “Vorrei il ciuccio, ma l’ho perso e sto senza”
Vittoria!!!
Nel giro di 6 mesi i dentini tornano apposto, ritornano perfetti, belli dritti e la bocca si chiude benissimo.
Sappiamo di aver fatto la cosa giusta, per lui, soprattutto per lui, ma anche per noi, con quello che costani gli apparecchi e i dentisti!!!!
Un dentista dei bambini mi ha confermato poi, che il ciuccio va tolto entro i tre anni, altrimenti le arcate dentarie poi possono deformarsi e necessitano di apparecchi correttivi.

Quando crescono i denti ai bambini?

Miciomao ha 5 anni e mezzo e si lava i dentini da solo ormai, è bravo, è attento ad arrivare negli spazi più nascosti. L’altra sera non aveva proprio voglia di lavarseli e così, mi sono offerta volontaria, si fa per dire. Ha spalancato per bene la bocca e cosa ci vedo?? Un dentone nuovo e un altro in crescita nell’arcata inferiore. Lì son partite domande a raffica: hai male? Ti da fastidio? Senti qualcosa? No, mamma, tranquilla, non sento niente. Meglio così, dai. Ha messo i secondi molari o sono i terzi? Lui ha tre dentini grossi, quindi dovrebbe essere il terzo, giusto? O gli altri sono i premolari e quello è il primo molare? Non ci capisco nulla, quindi sono andata alla ricerca nel web ed ecco ciò che ho trovato.

1) Terzo molare (Dente del giudizio 18-30 anni)

2) Secondo molare (molare dei 12 anni)

3) Primo molare (molare dei 6 anni)
4) Secondo premolare
5) Primo premolare
6) Canino (Cuspide)
7) Incisivo laterale

8) Incisivo centrale

9) Incisivo centrale
10) Incisivo laterale

11) Canino (Cuspide)
12) Primo premolare
13) Secondo premolare
14) Primo molare (molare dei 6 anni)
15) Secondo molare (molare dei 12 anni)
16) Terzo molare (Dente del giudizio 18-30 anni)
17) Terzo molare (Dente del giudizio 18-30 anni)
18) Secondo molare (molare dei 12 anni)
19) Primo molare (molare dei 6 anni)
20) Secondo premolare
21) Primo premolare
22) Canino (Cuspide)
23) Incisivo laterale
24) Incisivo centrale
25) Incisivo centrale
26) Incisivo laterale
27) Canino
28) Primo premolare
29) Secondo premolare
30) Primo molare (molare dei 6 anni)
31) Secondo molare (molare dei 12 anni)
32) Terzo molare (Dente del giudizio 18-30 anni)

Denti decidui
Incisivi mediani 6-8 mesi
Incisivi laterali 10-12 mesi
Primi molari 13-14 mesi
Canini 13-24 mesi
Secondi molari 24-30 mesi
Denti permanenti
Primi molari 6-7 anni
Incisivi mediani 7-8 anni
Incisivi laterali 8-10 anni
Primi premolari (sostituiscono i primi molari decidui) 9-11 anni
Canini 10-12 anni
Secondi premolari (sostituiscono i secondi molari decidui) 11-13 anni
Secondi molari 12-14 anni
Terzi molari (o “denti del giudizio”) 18-30 anni

La dentizione del bambino inizia a formarsi nelle gengive già durante la gravidanza, in particolare intorno alla sesta settimana, per poi uscire intorno al sesto mese di vita del neonato. I tempi di formazione dei diversi denti possono cambiare da bambino a bambino, addirittura ci sono alcuni neonati che nascono anche già con qualche dentino e altri che ad un anno non ne hanno nemmeno uno.
L’igiene è molto importante. Fino ai 12 mesi, si consiglia di detergere i dentini presenti con una garza umida. Dai 12 mesi in poi, può essere introdotto l’uso di uno spazzolino bagnato a setole morbide da usare senza il dentifricio finché il bambino avrà imparato a non ingoiarlo: di solito, dopo i 3 anni di età. Intorno ai 6-7 anni di età, la dentatura decidua inizia a lasciar posto a quella permanente,comincia con l’eruzione del primo molare definitivo (subito dietro il secondo molare deciduo); a seguire spuntano gli altri denti permanenti, in sostituzione dei corrispondenti elementi decidui, secondo lo stesso ordine con cui erano comparsi i loro predecessori.
Concludendo, i denti che sono cresciuti a Miciomao sono i primi molari permanenti, che sarebbero dovuti uscire intorno ai 6-7 anni, e io che credevo gli fossero cresciuti dei denti anomali!!!!

In Svezia viene distribuito un catalogo "unisex" per i giochi dei bambini

In Svezia è stato distribuito un catalogo unisex di giocattoli dell’azienda svedese Toy Top, per Toys R Us e BR. Cosa si intende per catalogo unisex? E’ un catalogo neutro, ci sono foto di maschietti che giocano con bambolotti e femminucce che giocano con pistole e automobiline, ma anche il contrario, niente influenze, niente pressioni esterne, non è più questione se sia da maschio o da femmina, è un gioco per tutti e basta.
Questa catena di negozi per giocattoli è stata obbligata dalla legge ad applicare la neutralità di genere ai propri prodotti, essendo stata ripresa dall’osservatorio per la pubblicità svedese che l’ha accusata di discriminazione di genere per la pubblicazione di un precedente catalogo in cui i bimbi erano vestiti da supereroi e le bimbe da principesse.

Il bambino quando inizia a giocare sviluppa delle preferenze in merito ai giocattoli, i maschietti giocano soprattutto con macchinine, pistole di ogni forma e colore, soldatini,ecc., le bambine invece giocano soprattutto con bambole,  pentolini, giocano alla famiglia ecc., è un comportamento innato, non condizionato. Chi ha esperienza con i bambini, sa bene che non è esclusivamente il giocare con una bambola o un’automobilina a formare il futuro modo di pensare o di agire e per i bambini il colore di un giocattolo non è ancora così importante.
Il mio bambino all’interno della scuola materna trova una grande varietà di giochi e le maestre invitano i bambini ad usare ciò che meglio credono, si vedono così bambini, sia maschi che femmine, che giocano alla famiglia, con la fattoria, c’è chi disegna, chi sfoglia libri, chi gioca con macchinine, di tutto un po’. I bambini non hanno pregiudizi se non gli vengono imposti o insegnati.

Curiosità: Il sito online della Toys R Us questa suddivisione dei giochi tra maschio e femmina continua ad averla!!

Mutismo selettivo

Un bimbo a cui voglio molto bene quest’anno ha iniziato a non parlare più in classe, si pensa a causa del cambiamento dell’ insegnante di sostegno. A casa con i suoi familiari, con le persone che conosce e che gli stanno simpatiche, parla normalmente, con le insegnanti o le persone nuove invece no. Questo modo di comportarsi viene definito mutismo selettivo.
Il mutismo selettivo è un disturbo dovuto all’ansia, il bambino è incapace di parlare. Non è un comportamento che assume consapevolmente, nemmeno lui sa spiegare il motivo per il quale non riesce a spiccicare parola, al massimo annuisce, nega o fa qualche gesto. Molte persone sbagliano l’approccio con il bambino, lo riprendono, cercano di farlo parlare in tutti i modi, ma è controproducente, più si insiste, più diventa ansioso, meno probabilità avrà di parlare. Il giusto atteggiamento sarebbe
mettere il bambino a propio agio, aiutarlo, ma questa strada è difficile da percorrere, è un cammino in salita e pieno di ostacoli.
Sarebbe utile che i bambini con problemi non cambiassero insegnante ogni anno o addirittura più volte l’anno. La stabilità per loro è più importante che per qualsiasi altro bambino. Ogni cambiamento comporta un adattamento che può richiedere mesi e mesi di lavoro da parte di tutti. L’insegnante di sostegno per un bambino con problemi è un punto di riferimento, perchè non si tiene conto di questo?
Si continuano a fare tagli in ambito di scuola pubblica a discapito anche di questi bambini, che invece meriterebbero più rispetto e considerazione.
Se una di quelle persone che stanno ai vertici avesse un bimbo disabile, funzionerebbe ancora così?

Dislessico o pigrone?

La dislessia è un disturbo dell’apprendimento, ha una base genetica, quindi è congenita.La dislessia viene riconosciuta durante il primo anno scolastico, ma la diagnosi vera e propria avviene nel secondo anno scolastico. Il bambino dislessico non riesce ad automatizzare il processo di lettura, a collegare le lettere, quando legge, ogni lettera, ogni sillaba, ogni parola sono una grande difficoltà da superare, tutto diviene enormente difficile. Un bambino dislessico avrà una lettura stentata e piena di errori e avrà problemi anche a copiare dalla lavagna.
 Gli errori tipici di un soggetto dislessico sono:
 1. Confusione tra le lettere simili per grafia e suono ( la e con la a, la v con la f, ecc);
 2. Difficoltà nel mettere in ordine di successione le lettere ;
 3. Omissione di sillabe e di parti della parola ( talo anziché tavolo)
.
Spesso la dislessia è accompagnata dalla disortografia, non riescono ad automatizzare le regole ortografiche, e alla didasculia, disturbo che riguarda i numeri e i calcoli. hanno difficoltà a contare avanti e indietro, ad imparare i giorni della settimana, del mese, le tabelline.

Gli errori tipici di un soggetto dislessico sono:

 1. Confusione tra le lettere simili per grafia e suono ( la e con la a, la v con la f, ecc);
 2. Difficoltà nel mettere in ordine di successione le lettere ;
 3. Omissione di sillabe e di parti della parola ( talo anziché tavolo). La diagnosi di dislessia può essere fatta solo da specialisti, tramite test specifici. Dopo la diagnosi si aiuta il bambino con la logopedia e con altre attività didattiche. I bambini dislessici sono bambini frustrati perchè non riescono a svolgere gli impegni scolastici come gli altri compagni, ma con un valido aiuto possono raggiungere buoni risultati.
Una signora che conosco fa seguire la sua bambina da una ragazza molto brava dopo la scuola, la bambina ha notevoli risultati scolastici, a fronte comunque di un impegno non da meno.
Ho trovato nel web una tabella per capire se nostro figlio è dislessico. Non so quanto possa essere valida, quindi ve la ripropongo con il beneficio del dubbio.
MIO FIGLIO E’ DISLESSICO?
1. In età prescolastica

– Il vostro bambino non é interessato a giochi con suoni linguistici come ripetizioni, rime e filastrocche
– Ha difficoltà ad imparare le filastrocche
– Ha delle difficoltà a dividere in sillabe o scomporre parole come autotreno in auto/treno
– Frequentemente pronuncia male ed insiste ad usare un linguaggio da bambino piccolo
– Non riesce a riconoscere le lettere del suo nome
– Ha difficoltà a ricordare i nomi delle lettere, dei numeri, o i giorni della settimana
2. Tra 5 e 6 anni
– Non riesce a riconoscere e a scrivere delle lettere. Non riesce a scrivere il suo nome e inventa la pronuncia di certe parole
– Ha delle difficoltà a dividere in sillabe o scomporre
– Continua ad avere difficoltà con le rime
– Non riesce a collegare lettere e suoni
– Non riesce a riconoscere i fonemi (chiedetegli: dimmi una parola che inizia come “gatto”)
3. Dai 6 ai 7 anni– Continua ad avere difficoltà a manipolare i fonemi
– Non riesce a riconoscere parole comuni pronunciate in maniera irregolare (es: “gli” – “glicine”)
– Si lamenta di quanto sia difficile leggere e si rifiuta di farlo
– Non riesce a leggere parole di una sillaba come (il-la,…)
– Fa errori di lettura che fanno pensare a difficoltà nel connettere suoni a segni grafici

4. Dopo i 7 anni
– Pronuncia errata di parole complicate
– Confonde parole che hanno assonanze (es: sacco pacco; bare-bere)
– Usa molte parole vaghe (coso; cioè; quello lì)
– Ha difficoltà a memorizzare date, nomi, numeri di telefono
– Inventano, tentano di indovinare parole multisillabe invece di analizzarle
– Saltano parti di parola durante la lettura.
– Quando leggono ad alta voce spesso sostituiscono parole complesse con altre più semplici
– Pronuncia in maniera terribile ed ha una calligrafia disordinata, confusa
– Ha difficoltà nel completare i compiti nei tempi prescritti o lento
– Ha grande paura a leggere ad alta voce
Se avete qualche dubbio, rivolgetevi alla vostyra pediatra o ad uno specialista prima possibile.

Ti potrebbe anche interessare: Un tablet per aiutare i bambini dislessici

Fimosi nel bambino, quando intervenire con la circoncisione

Per fimosi si intende il restringimento del prepuzio e quindi l’impossibilità di scoprire il glande a causa della ristrettezza. E’ una condizione frequente nei bambini, che poi però si può risolvere da sola. In casi eccezionali ci può essere la fimosi serrata, che non permette il normale flusso dell’urina con conseguente infezioni.

Nel caso si sia accertato che è presente una fimosi serrata vanno evitate le manovre di scopertura del glande, una volta tanto raccomandate, perchè sono dolorose e non portano alla risoluzione del problema, anzi a volte peggiorano la situazione: nell’abbassare la pelle si determinano piccole lacerazioni che, quando guariscono, “tirano” la pelle e restringono l’apertura. Se la fimosi è vera e serrata, l’unica soluzione è alla fine quella chirurgica.
L’iter da seguire è il solito, visita pediatrica e poi visita dal chirurgo pediatrico che vi proporrà due tipi di interventi: la circoncisione e la postectomia parziale.
a) Circoncisione: è l’intervento più comunemente usato, nel bambino viene fatto in anestesia totale. Consiste nell’asportazione completa del prepuzio, dopo l’intervento il glande rimane completamente scoperto, ha il vantaggio di essere risolutivo pressoché in tutti i casi.
b) Postectomia parziale: è l’intervento di asportazione parziale del prepuzio. Questo intervento ha il vantaggio di mantenere una parte di prepuzio e quindi di mantenere una copertura parziale del glande. Ha lo svantaggio che la fimosi si può ripresentare.
Ti ritrovi a decidere cosa sia meglio per il tuo bambino, non intendendotene affatto.
Dopo qualche giorno verrete chiamati per effettuari i vari esami pre-operatori: esami del sangue, cardiogramma, domande varie utili per l’intervento, si parla con l’anestesista e nel giro di pochi giorni il vostro bambino dovrà entrare in ospedale per essere operato in regime di day-hospital.

L’intervento di circoncisione dura una mezzoretta, ma quel tempo si dilata a dismisurata per i genitori che son fuori ad aspettare. Hai sempre paura che vi possano essere dell complicazioni a causa dell’anestesia o altro.
Quando lo vedi uscire tiri un sospiro di sollievo e il tuo cuore ricomincia a battere con un ritmo regolare.
Dopo l’intervento i punti di sutura sono riassorbibili e non necessitano di rimozione, la ferita guarisce in circa 2 settimane, e va medicata almeno tre volte al giorno, oppure ogni volta che il bambino farà la pipì.
Il glande che rimane scoperto sarà più sensibile per il primo periodo, ma poi passa.
L’intervento è preferibile farlo prima dei 5 anni, per non causare traumi nel bambino, perchè psicologicamente non è semplice affrontare questa esperienza.

In molte culture la circoncisone viene effettuata per motivi religiosi e anche con metodi barbari raccontatimi da un papà mussulmano mentre aspettavamo i nostri bambini. Lui quand’era piccolo ha fatto la circoncisione senza alcuna anestesia e con un normale coltello ben affilato, poi l’hanno incerottato ben bene e mai più medicato. E’ una fortuna che non abbia contratto nessuna infezione. Memore della sua esperienza ha fatto effettuare la circoncisione a suo figlio in ospedale, ben assistito e curato.

Bambino con encopresi, disturbi dell’evacuazione

La maggior parte dei bambini imparare ad avere il controllo degli sfinteri intorno ai 3-4 anni. Quando si pensa che il bambino sia pronto gli si presenta il vasino e gli si spiega come lo deve utilizzare. Ogni volta che il bambino riesce nell’intento bisogna lodarlo e nel caso non riuscisse, non bisogna assolutamente sgridarlo e tantomeno umiliarlo.
Purtroppo non sempre funziona tutto come dovrebbe per alcuni bambini, soprattutto con i bambini con disturbi cognitivi. magari si è riusciti ad insegnare tutto, ma ad un certo punto sembrano regredire.
L’encopresi è un disturbo poco conosciuto, anche se molti bambini hanno questo problema, che può essere transitorio o divenire anche cronico.
Il bambino con encopresi, sono più i maschi che le femmine che hanno questo disturbo, si fa la pupù addosso senza accorgersi, non riesce a trattenersi e questo succede nei posti più disparati e in qualsiasi momento della giornata. Solitamente si manifesta in seguito ad una stipsi cronica, cioè quando il bambino per un lasso di tempo piuttosto lungo si rifiuta di defecare. Se questo rifiuto si protrae nel tempo il bambino perde lo stimolo e la pupù esce in maniera incontrollata in qualsiasi momento. Altre volte il problema si presenta a causa di una nuova situazione, come ad esempio l’inizio della scuola primaria, non si sentono all’altezza e il loro disagio sfocia in questo disturbo, quindi ha un origine psicologica. E’ un disturbo da ricondurre ad ansia o tensioni emotive dovute ad eventi stressanti che sopraggiungono nella loro vita.

Il bambino con encopresi è un bambino che solitamenti ha già dei problemi seri, è un bambino solitario e questo problema peggiorerà la sua situazione già difficile.
Il bambino a causa di questa incontinenza vive in un costante stato di ansia al pensiero che gli altri se ne possano accorgere. Prova vergogna, a volte anche rabbia, di sicuro molta tristezza, tende a chiudersi e ad isolarsi sempre più.
Per cercare di risolvere questo problema bisogna rivolgersi al pediatra per poter verificare che nessuna patologia crei questo problema. Se non è un problema medico, bisogna rivolgersi ad un terapeuta dell’età evolutiva, ma se il vostro bambino ha disturbi cognitivi, sapete già a chi rivolgervi perchè il vostro bimbo è già seguito.
Voi conoscete bimbi che hanno questo problema? Io si, è una vera sofferenza per tutti, compresi i genitori.

Tonsillectomia, come la facevano negli anni ’70 e come la fanno oggi

Le tonsille sono due ghiandole collocate sui lati della parte posteriore del palato, fanno parte del sistema immunitario ed aiutano a combattere le infezioni, hanno un ruolo di difesa per le vie respiratorie.
Se ci sono episodi ripetuti di tonsillite, di infezione della gola o delle tonsille, la tonsillectomia viene eseguita, anche perchè la tonsillite provoca un mal di gola grave e la febbre, la deglutizione diventa molto dolorosa e difficile e se non viene curata la tonsillite potrebbe danneggiare altri organi, ad esempio il cuore o i reni.
Un altro motivo per cui si può ricorrere alla tonsillectomia è la presenza di un ascesso che circonda le tonsille (gli ascessi sono piccole sacche piene di pus). Quest’eventualità è piuttosto rara, ma comunque è una delle cause della tonsillectomia.
La tonsillectomia, sia nei bambini che negli adulti, si effettua generalmente in regime di one-day surgery (una notte di ricovero). E’ bene sapere che in Italia vengono effettuati 70.000 interventi l’anno, oggi è un’operazione più sicura rispetto ad anni fà.

Oggi prima di effettuare un intervento di tonsillectomia valutano molto bene i pro e i contro, mentre negli anni ’70, quando son nata io, era un intervento che veniva effettuato spessissimo, perchè si pensava che le tonsille non servissero a nulla.
Questo è ciò che ricordo io, ma è anche ciò che mia mamma mi ha sempre confermato.
Avevo continui epidosi di tonsillite, grave, con presenza di pus, continue febbri. Mi sono stati fatti cicli di punture, molto dolorose, me le faceva mio nonno, mia mamma non era capace allora, ma l’anno seguente si iscrisse alla scuola di infermiera all’ospedale di Niguarda, ma questa è un’altra storia, non divaghiamo. Mio nonno si era preso l’impegno di farme queste maledette punture, ma non doveva essere molto bravo, oppure ero io che non stavo ferma, il fatto stà che avevo il sederino tutto pieno di livido e dolorante, me lo ricordo, anche perchè mio fratello mi scherzava moltissimo con un epiteto che preferisco non riportare!!! Dopo diversi cicli di punture, che non hanno portato a nulla, hanno deciso di operarmi.
Negli anni ’70 questo intervento si faceva senza anestesia!!!!!!

Pur essendo una bimba di tre anni ricordo perfettamente la sala operatoria, un dottore, due infermiere e una suora. Mi hanno messo sul lettino inclinato, legato le braccia al lettino, mi hanno messo un telo verde che partiva da sotto il mento e mi arrivava fino ai piedini. Hanno preso un accessorio in acciaio, me l’hanno infilato in bocca e me l’hanno spalancata. Al che ho cominciato ad urlare, ovviamente come riuscivo con quel coso in bocca. La suora mi teneva giù con forza la testa, che io cercavo in tutti i modi di muovere. Ho visto il dottore arrivare con delle specie di forbici, entrarmi in bocca e tagliare. Ho visto uscire dalla mia bocca un fiume di sangue che prontamente raccoglievano in una vaschettina d’acciao, dove hanno messo anche le mie tonsille. E’ stato terribile, allucinante, una cosa da film dell’orrore!!!

Non so se son svenuta o cosa, ma il ricordo successivo è nel mio lettino con le sbarre.
Al tempo poi, i genitori non si potevano fermare in ospedale come adesso, quindi la mamma veniva a trovarmi e poi se ne andava. Ricordo che correvo lungo il corridoio, le infermiere che mi tenevano, io che urlavo, piangevo.
Tanto perchè lo sappiate, io prima dei tre anni non ho alcun ricordo, penso che lo schock subito mi abbia cancellato qualsiasi ricordo. Quando mio papà venne a prendermi gli consigliarono di farmi mangiare un bel gelatone, me l’ero meritato!!!!
Fortunatamente oggi non è più così, si è molto attenti al bambino, a farlo star bene, a rincuorarlo, a non traumatizzarlo.

Metodo Estivill, causa danni per i bambini sotto i tre anni

Il metodo Estivill, è semplicemente un modo di comportarsi per “insegnare” al bambino a fare la nanna da solo. Estivill ha scritto anche un libro nel quale svela ai genitori le semplici tecniche per conseguire l’obiettivo, il libro è “Fare la nanna”. E’ un libro che ha suscitato diverse polemiche, infatti il metodo da applicare, a mio parere è assurdo, anche se devo ammettere che molti anni fà, quando è nato il mio primo figlio, sotto suggerimento delle zie, avevo provato anch’io questo modo di fare. Dopo averlo sentito piangere come un disperato, tutti erano accorsi perchè pensavano fosse successa una tragedia, da qui si capisce quanto poco fosse applicabile!!! Non vi dico quanto poco adeguata mi fossi sentita.
In poche parole il metodo prevede di portare il bimbo a letto, uscire dalla stanza e tornarci ogni 5 minuti. Anche se il bambino piange, urla e strepita, non prenderlo in braccio, ma limitarsi ad accarezzarlo, a parlargli e poi riandarsene, finchè il bimbo capisce (?) e si addormenta.
Fatta questa premessa, va detto che propio in questi giorni Estivill stesso ha dichiarato che il metodo non può essere applicato ai bambini sotto i tre anni, causa danni.

Estivill dichiara: Le regole illustrate in ‘Fate la nanna‘ erano per i bambini dai tre anni in su che soffrivano della cosiddetta ‘insonnia infantile per abitudini scorrette’. Queste norme non possono essere applicate in caso di bambini più piccoli a causa dell’immaturità del loro orologio biologico.
Ma dirlo prima no?
Se penso a quante persone hanno letto il libro, quante mamme, pensando di fare cosa buona e giusta, hanno messo in pratica alla lettera questo metodo. Quante si sono sentite disperate, (perchè bisogna essere disperate per ricorrere ad una simile barbarie), sia prima, che dopo aver provato questo metodo.
Io spero che il suo libro venga tolto dalla circolazione, ma soprattutto che venga reso noto che non è un metodo applicabile nè per i bimbi al di sotto dei tre anni, nè per gli altri.
Insomma, io sono dell’idea che un po’ di sano lettone non faccia del male a nessuno, tanto non ci restano fino ai 20 anni, credetemi sulla parola..un figlio 20enne io ce l’ho e dorme nel suo letto. 😉
Se poi avete dei bravi bambini che hanno imparato a dormire nel loro lettino, nella loro stanzetta, senza gravi drammi, beati voi, siete fortunati!!!
Con il secondo figlio non ho fatto nessuna fatica, ha sempre dormito nel suo lettino e mi ritengo superfortuna, visto l’esperienza negativa col primo figlio.
La notizia, è giusto dirlo, è stata diffusa dal blog Paternamente, e io ve l’ho riportata.
In Youtube ho trovato questo video, io l’ho guardato solo pochi secondi, non ce la faccio!!